Roma Liverpool 1-1

30 maggio 1984: Roma – Liverpool, finale della Coppa dei Campioni. Quando una partita diventa altro. Diventa amore, passione, memoria, giustizia, allegria, malinconia, sogno, rimpianto, fierezza. Come la vita.

Un testo straordinario di Giuseppe Manfridi, che regala, ad uno dei migliori attori della scena italiana,  la possibilità di emozionarsi ed emozionarci, di divertirsi e di divertirci. Un colossal dell’anima.

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“(…) Roma-Liverpool l’avevo un po’ scansata da me, ma mai abolita.
Come abolire un kolossal?… Un kolossal dell’anima.
Roma. Roma e la sua finale. Roma e la sua squadra.
Stesso nome, ma con un articolo davanti. Femminile. ‘La’. Cosa rara.
I nomi delle squadre che portano i nomi delle loro città vengono quasi sempre declinati al maschile…
… il Napoli, il Palermo, il Catania, il Bologna…
… altrimenti si usa il femminile per gli aggettivi tradotti in sostantivo…
… La Fiorentina, l’Udinese, la Sarenitana.
Noi, la Roma. Come la Lupa. L’urbe còndita…
… la città che si era guadagnata quella finale di Coppa Campioni ‘83/’84 prima che riuscisse a farlo la propria squadra.
Al tentativo numero uno.
Meraviglia delle meraviglie! Come non pensare al miracolo!?
E una porzione di miracolo ci è stata data.
Tutto intero no, ma una porzione di miracolo già basta a segnare una vita. Qui, e non altrove, nella Roma della Roma, si sarebbe disputata l’ultima gara.”
PERCHÉ UNA PARTITA… È PER SEMPRE

 

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