Tonino Cagnucci l’As Roma, 55 secondi e un Cielo da prendersi

983688_10203184312841758_7351681149565025095_nLo scorso fine settimana il Campionato di calcio di serie A si è fermato perché scendeva in campo la Nazionale Italiana per le qualificazioni agli Europei.

Per molti è stato un sospiro di sollievo, per altri una domenica “vuota”.

Per riempire questa mancanza, che solo noi tifosi “doc” possiamo capire, ho deciso di farmi una chiacchierata con Tonino Cagnucci.

Tonino è giornalista, scrittore, autore, tifoso giallorosso e attualmente opinionista e collaboratore per Roma Radio , l”emittente radiofonica ufficiale dell’As Roma.

Prima di tutto però, per me, Tonino è un poeta ed è questa la ragione per la quale ho voluto parlare con lui dopo la prima sconfitta dell’As Roma di quest’anno.

Avevo bisogno di conforto, cercavo delle risposte e, dopo tutte queste polemiche, ero alla ricerca di pace e si sa che i poeti sono fatti di pace, non lo dico io ma un tale Pablo Neruda:

La Poesia è un atto di Pace. La Pace costituisce il Poeta come la Farina il Pane

Dunque chi meglio di Tonino avrebbe potuto aiutarmi? L’ho chiamato e abbiamo iniziato a parlare così… come due amici, due giornalisti, due tifosi feriti ma certi che la loro Roma ha un destino preciso…

Il tuo ultimo libro s’intitola “55 secondi”, esattamente la durata del tempo in cui la Roma ha “vinto” la Coppa dei Campioni nel 1984 nella finale contro il Liverpool. Durante la conferenza stampa di presentazione di quel libro Baldissoni, direttore generale giallorosso, ha dichiarato: “Le sconfitte sono alla base delle vittorie”.  Ecco prendendo a prestito questa frase ti chiedo: può la sconfitta contro la Juventus essere alla base di una vittoria?

Innanzitutto dipende cosa s’intende per “sconfitta”. Il concetto di “sconfitta”, così come quello di “vittoria” sono suscettibili a varie interpretazioni. Conta il modo in cui si vince o si perde. La partita contro la Juventus del 5 ottobre 2014 per me dice una cosa sola: che la Roma è forte. La seguo dal 1978 e posso dire che la Roma di quest’anno è ai livelli di quella Roma per me “intoccabile” degli Anni 80. Del resto è stato imbarazzante il modo in cui la Juventus ha vinto. 

Si però alla fine ha vinto e molti romanisti nelle chiacchiere nei bar, sui giornali e in Parlamento mostrano una certa rassegnazione.

Già… e la rassegnazione si combatte combattendola. Anche la Roma del 1983 prima di diventare Campione d’Italia s’è presa l’episodio di Turone. Il punto è, che se sei più forte, alla fine vinci e basta. Ci vorrà del tempo ma alla fine vinci. Punto. Non sopporto i romanisti del “Mai ‘na gioia” perché non appartiene all’indole romanista quel tipo di atteggiamento. Immaginati Falcao o Batistuta arrivare a Roma e dire: “Mai ‘na Gioia”. I vincenti vogliono vincere, per questo vincono. 

A questo punto mi viene naturale chiederti come giustifichi lo sfogo post partita del Capitano Francesco Totti?

In quel momento ha detto quello che tutti i tifosi romanisti avrebbero voluto dire. Lui però ha parlato anche per dire “qualcosa”, per mandare un “messaggio” attraverso le telecamere. Conta il momento. Il giorno dopo è già un’altra storia: secondo voi Totti non ci crede allo Scudetto? Secondo voi Totti quando va a dormire non lo sogna questo scudetto? 

Nei giorni seguenti anche il Presidente giallorosso James Pallotta ha dichiarato: “… torneremo presto e lotteremo per arrivare in alto. Cominciate ad abituarvi”. Molti hanno mal interpretato queste sue parole, tu cosa ne pensi?

Mi sembra evidente che il suo messaggio vada letto come un “Ragazzi andiamo a vincere”.  Se c’è una società in Italia che ha combattuto i poteri forti e per poteri forti intendo: Figc, Lega, Osservatorio, palazzinari e politicanti vari questa è la Roma. “Cominciate ad abituarvi” è puro violese. Lui parla a tanti e a diversi livelli. 

In Champions quale credi sarà il cammino dell’As Roma. Ti aspettavi una squadra così forte?

Il mio augurio è di continuare così. La Roma ha già dimostrato di essere ai livelli dei campioni di Russia e Inghilterra (e d’Italia) ora sfidiamo quelli di Gerrmania. Mi aspetto di stare tra le stelle e brillare di luce propria e magari un giorno di prendere tutto il cielo. Per il momento seguiamo la scia. All’inizio pensavo che uscire dalla Champions e giocare l’Europa League potesse essere meglio se si voleva vincere qualche trofeo. Però la Roma è così bella che mi ha fatto cambiare idea. Spero vada avanti il più possibile. Che brilli. Anzi affinché “Roma nostra brillerà”. 

Ci sono stati 55 secondi in cui la Roma si prese il cielo… come li ricordi?

Beh, sono stati 55 secondi in tutto, fino al coro della Sud “Roma! Roma! Roma!”. Li ho scoperti adesso, con il tempo. Quella di Roma – Liverpool è stata una ferita dalla quale spurga ancora dignità, orgoglio, futuro. Noi siamo destinati a tornare lì, dove siamo rimasti. 

Tra i tuoi progetti ci sono altri libri?

Tutto quello che avevo da dire sulla Roma l’ho scritto nell’ultimo capitolo del libro 55 secondi. Se scriverò un libro sarà su altri argomenti. Adesso sono contento di lavorare in Radio e a Roma Radio. Mi piacerebbe di nuovo poter scrivere un programma come la “Domenica del Romanista” (Retesport) per poter parlare di cultura romanista e raccontare qualcosa di originale. Il più possibile almeno. Perché la Roma è un pezzo della vita di tanta e tanta gente….

Ringrazio Tonino con un “Forza Roma!” Mi sento meglio. Più sollevata, felice di appartenere a una categoria di tifosi fatta di gente per bene, appassionata e innamorata. Rileggo nei miei appunti le risposte che Tonino mi ha rilasciato ed ecco che mi appare nitida quella pace che andavo cercando, una pace fatta di versi e di parole messe in un equilibrio perfetto:

… che la Roma sia tra le stelle e brilli di luce propria e possa così un giorno prendersi tutto il cielo…

Dino Viola, del resto, già ce l’aveva insegnato quando, dopo una sconfitta in un  Roma – Juventus del 1983,  disse: “Sono proprio le cadute che fanno risorgere” e allora è da tempo che abbiamo imparato la lezione e anche se a volte la delusione ci assale noi non piangiamo, perchè piange il debole, i forti non piangono mai. 

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“Se un giorno vinceremo la Coppa Campioni sarà anche grazie a quella partita”

Intervista esclusiva per la presentazione di ’55 Secondi’ agli autori Tonino Cagnucci e Paolo Castellani presso la sala conferenze della Città dell’Altra Economia a Testaccio

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Io sono dell’ 81′ quindi quella Finale non l’ho vissuta, tu consiglieresti a me di leggere questo libro che per altro ho già comprato? (ma era ovvio). Che effetto credi che potrebbe farmi leggerlo? ‘Rischierei’ di vivere in tutto e per tutto quel clima standoci anche molto male?

Non lo so, male come siamo stati male noi all’epoca no. Te lo consiglio? si ovviamente l’ho fatto e te lo consiglio.

Il mio libro lo giudicherà chi avrà la bontà di leggerlo anche se posso dire che un po’ la tesi di questo libro è che il 30 maggio 1984 è si una data infausta, dal punto di vista calcistico, tremenda e tragica perchè abbiamo perso una Coppa dei Campioni in casa ai calci di rigore sotto la Sud e questo basta.

Io non sopporto quando sento sopratutto tra i giovani, quelli che ‘si grattano’ pensando al 30 maggio e dico no, tu non ti devi grattare, tu devi alzarti in piedi e rendere idealmente onore ed omaggio a quella Roma, e quando parlo di Roma, parlo dei giocatori, da Tancredi a Strukelj a tutto lo stadio, all’immensa Curva Sud ed a tutti i giocatori sopratutto al nostro Capitano, quindi quando si parla di Roma- Liverpool si deve anzitutto parlarne col massimo rispetto e bisogna ricordare che quella Finale è comunque ad oggi il punto più alto della nostra storia. la Roma per 55 secondi è stata Campione d’Europa grazie al rigore di Agostino di Barolomei, quindi tanto dolore ma anche tanto onore.

Quindi come accennavi nella presentazione del libro, l’esperienza della Finale Roma-Liverpool come l’inizio di un cammino se vogliamo

Per me si paradossalmente si, più che la fine, l’inizio di un qualcosa, perchè quei 55 secondi non sono solo il tempo in cui la Roma è stata Campione d’Europa, ma anche il tempo trascorso tra la fine della partita, tra l’ultimo rigore di Kennedy ed il coro dello Stadio Olimpico della Curva Sud ‘ Roma Roma’, sono passati 55 secondi esatti tra la fine della partita e quel coro.

Ricordo sempre che una settimana dopo c’era Roma-Milan Quarti di Finale di Coppa Italia e c’erano 80 mila persone allo stadio. E’ l’inizio di un modo anche di sentire la Roma, di appartenere alla Roma, un modo anticamente che sento mio cioè molto romantico che ti fa stare più vicino alla Roma anche nei momenti di bisogno, ma non è solo una vicinanza di solidarietà nella sconfitta anche perchè questa sconfitta ha molto futuro perchè se un giorno noi vinceremo la Coppa Campioni ed un giorno la vinceremo , sarà anche e soprattutto grazie a quella partita ed a quella squadra perchè come ho detto anche nella presentazione Falcao ha sempre dato una spiegazione a questa sconfitta, la Roma ha perso quella Finale perchè era la prima volta che la faceva. Adesso c’è quel precedente, quando la rifaremo sappiamo cosa fare.

Non so se lo hai già fatto, se ti capita o se ti capiterà, tu sei papà, ti sento spesso parlare di tuo figlio, come spiegheresti o hai spiegato a tuo figlio Lorenzo quella Finale?

Io già gliene ho parlato a mio figlio, sa che papà ha fatto il libro, lo ha visto è stato il primo ad averlo tra le mani. Ha quasi 6 anni è ancora piccolo, ma i bambini capiscono molto ed io gliene ho parlato più o meno come ho fatto adesso con te: “E’ stata una Finale che noi abbiamo perso perchè abbiamo fatto uno ad uno, abbiamo fatto il rigore, abbiamo perso solo cinque a tre all’ultimo rigore, ma la Roma è stata proprio forte, è stata in Finale di Coppa Campioni, noi ci siamo arrivati altri non ci sono mai arrivati e quindi è una cosa Importante.” Lui lo sa chi è Agostino di Bartolomei, lo sa benissimo.

Quindi gli hai spiegato anche quei 10 anni dopo?

Quello ancora no sinceramente, per quello c’è tempo e modo, anche se di quel gesto di Agostino io non ne parlo per pudore e per rispetto, non perchè sia un tabù, tra l’altro il libro è sulla Coppa Campioni e parlarne significa anche parlare molto di Agostino di Bartolomei.

Paolo Castellani

Come é nato il suo amore per la Roma?

C’é’ una piccola dedica tra i ringraziamenti. Mi é stato trasmesso per tradizione famigliare da mio fratello , il quale, a sua volta l’aveva ricevuto da uno dei suoi, poi anche mio insegnante di scuola. Nasce poi penso fatalmente perché se si nasce a Roma é una domanda retorica perché nasca poi l ‘amore per la Roma e’ la stessa cosa non conosco altra realtà.

Qualcuno é della Lazio però.

Non conosco questa squadra, assolutamente.

Abbiamo visto la maglietta che lei custodisce e che ora ha donato alla Mostra Roma Ti Amo, lo ha fatto per dare modo a tutti di abbracciarla in un certo senso? Che effetto le ha fatto in tutti questi anni avere quella maglietta e adesso, in un qualche modo, averla lontano se vogliamo anche se sempre vicina al suo cuore?  

Esattamente questa é la sensazione che ricorre proprio in questo giorno perché io da quando la custodisco ogni mattino del 30 maggio di ogni anno faccio una carezza a quella maglia, quest anno non posso farla perché e’ esposta nella teca della mostra Roma Ti Amo ma idealmente sono contento perché io e tante altre persone potranno fargliela.

Immagino che manderà un bacio al cielo come tutti i tifosi della Roma?

Certo, come sempre…..ad Agostino.

© TuttoASRoma & Manuel Fares