Il 26 giugno dell’84 l’ultima partita di Ago con la maglia della Roma

Roma-Verona, 26 giugno 1984, ritorno di finale di Coppa Italia. L’ultima partita di Agostino Di Bartolomei con la Roma. L’ultima partita di Nils Liedholm prima di tornare al Milan e dopo aver fatto giocare a zona un sogno per cinque anni. La quinta Coppa Italia, alzata con due braccia e tenuta con una mano dal Capitano prima dell’ultimo giro di campo finito sotto la Sud.

Tutto troppo poco per quella Roma che aveva quasi preso con tutta se stessa la Coppa dei Campioni, e troppo poco per tutto. Se n’era andato il sogno. Se ne stava andando la Roma da lui. Lui da noi. A maggio, Roma-Verona era stata anche l’ultima partita in campionato della Roma prima della finale col Liverpool, divenne l’ultima in assoluto come a eternare un momento a venire. Come a dire: la rigiocheremo. Lo rivedremo. Tra i tanti striscioni quella sera in Sud ce n’era uno che recitava così: “Agostino: il nostro non è un addio… Ciao campione”. E invece la Sud quella volta si sbagliò. Ma come fai a non sbagliarti in occasioni del genere? Come fai ad alzare una coppa quando hai perso La Coppa? Come fai a salutare il tuo Capitano per sempre? Quel giorno i ragazzi della Curva Sud riuscirono a far avere tramite Peppe Giannini una lettera per Agostino Di Bartolomei. Quella lettera, scritta da Ludovica, venne pubblicata sul Corriere dello Sport per quella finale. Eccone un pezzo:

“E’ difficile pensare che oggi sia il giorno del saluto… Come facciamo ad immaginarti con un’altra maglia uscire dal tunnel dell’Olimpico? Caro Agostino vorremmo piangerti in faccia, ma sarebbe giusto? Forse è meglio così, salutarsi con una lettera di tutto il gruppo… Quanto ti abbiamo ammirato, caro Ago, quanto abbiamo capito il tuo modo di essere, quanto l’abbiamo apprezzato…! Quel tuo non voler essere per forza “personaggio”, quella grinta, quell’abnegazione, quella volontà… ci saranno d’aiuto ovunque. … Ci salutavi alzando il braccio un po’ timido ma pieno di gratitudine… senza troppe scene, sincero con i tuoi tifosi. Sei stato un maestro per noi, in campo e nella vita, ci hai insegnato a lottare nella maniera giusta, ci hai fatto sentire orgogliosi di essere romani e romanisti, hai incarnato il sogno di tutti i ragazzi di Roma… Qualcuno potrebbe dire: i giocatori vanno, la Roma resta. D’accordo, ma tu non sei come gli altri per noi… sei parte di noi… Ci sembra anche stupido farti gli auguri per la tua nuova squadra, che senso avrebbe? Forse ancora non ci crediamo, non vogliamo crederci, non possiamo farlo… Caro Ago, segna per noi oggi, ci servirà per trovare coraggio, vogliamo le tue braccia che alzano la Coppa sotto la curva, vogliamo vederti sorridere sotto di noi, rideremo e piangeremo tutti perché avremo avuto un grande uomo che ci ha voluto bene. Tutti i ragazzi del Commando Ultrà Curva Sud”.

Quella sera Ago non segnò, e nemmeno sorrise perché quando alzò la Coppa aveva una specie di ghigno. Era il momento dell’addio. I 90′ prima più di un trofeo significavano solo il tempo da rubare al tempo. Più che una finale, il preludio del Finale.  La partita fu anche abbastanza noiosa, relativamente tesa ma nemmeno difficile, con la Roma che in gol al 28′ del primo tempo per un’autorete di Ferroni e che nella ripresa – grazie anche all’espulsione dell’ex Iorio che stava per ritornare alla Roma – controlla l’1-0 buono la coppa visto l’1-1 dell’andata. Della partita l’episodio più curioso avvenne a dieci minuti dalla fine quando – platealmente – Paulo Roberto Falcao bloccò la sostituzione di Pruzzo con Vincenzi decisa da Liedholm. Il giorno dopo i giornali criticarono questa specie di insubordinazione non vedendo l’uovo di Colombo: Falcao stava già prendendo il posto d Liedholm che aveva deciso di andarsene. Falcao era sempre stato l’allenatore in campo. “Mi dispiace, io ho fatto una scelta, finisce una storia e se ne apre un’altra”, disse Liddas lasciandosi con un addio più morbido rispetto a quello che Agostino invece dovette subire. Non rientrava più nei piani della società. Non rientrava più con la Roma. Stava uscendo infilandosi nel tunnel. Quel Roma-Verona 1-0, quinta orgogliosa Coppa Italia della nostra storia rimarrà per sempre l’ultima partita di Ago con la Roma, cioè rimarrà per sempre la partita che non sarebbe mai dovuta arrivare. Né giocare. Quando entrò in campo Agostino si girò come sempre verso la Sud e lesse questo striscione rimasto famoso: “Ti hanno tolto la Roma, non la tua curva”. L’ho sempre amato questo striscione, ma anche questo adesso capisco che era sbagliato: la Roma ad Ago non gliela toglierà mai nessuno.

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Il tempo del destino

ImmagineRoma-Liverpool come non l’avete mai letta. Letta, non vista, perché “55 secondi – 30 maggio 1984”, il libro di Tonino Cagnucci e Paolo Castellani (Pagine Editore) e nelle librerie proprio dal 30 maggio, dà una lettura tutta nuova della finale di Coppa dei Campioni persa dalla Roma. A cominciare da quel “persa”, che non è del tutto esatto. Ma non perché la partita nei 120 minuti sia finita 1-1, semplicemente perché non è ancora finita. E se qualcuno la pensa così o ancora oggi, dopo 30 anni, la vuole scansare da se stesso, la lettura del libro farà in modo di farla ricominciare. Non è ancora finita perché ogni romanista da quel giorno la sta ancora giocando, perché “55 secondi” non è solo il tempo in cui la Roma è stata campione d’Europa, cioè il tempo intercorso tra il rigore calciato da Di Bartolomei (che seguiva l’errore del Liverpool) e quello successivo tirato dagli inglesi. Ma è anche il tempo intercorso tra l’ultimo rigore segnato da Kennedy, che assegna la coppa ai Reds, e il coro che parte dalla Sud: “Roma! Roma! Roma!”. 55 secondi per rompere il silenzio e far ricominciare quella partita. Se proprio non avete il coraggio di leggere il libro, intanto compratelo. E magari iniziate a leggerlo in prossimità dell’esordio della Roma in Champions League, perché la partita che non è mai finita a settembre ricomincia un’altra volta.

Il titologià dice quasi tutto. Per 55 secondi la Roma è stata campione d’Europa. E’ questo il modo giusto di leggere Roma-Liverpool. Non un qualcosa da scansare, ma un qualcosa di cui andare orgogliosi. Il punto più alto della nostra storia. Una vetta che altri non hanno mai toccato e che non toccheranno mai. Esserci arrivatiè un orgoglio e Tonino Cagnucci e Paolo Castellani ripercorrono non solo quella notte, ma tutta la splendida cavalcata della Roma più forte di sempre (, anche più forte diquella del 1983 e del 2001) con gli occhi di ciò che erano allora, ragazzini che rincorrevano un sogno, e di ciò che sono oggi, uomini che riescono a vedere la realtà di quella notte. Appunto, la realtà è che quello è stato il punto più alto della nostra storia. Gli autori si parlano tra diloro, ti accompagnano con  una colonna sonora che potrete sentire facilmente se leggerete questo libro in silenzio, al buio, solo con una lucetta ad illuminare le pagine. La luce attraverso cui si vede la realtà di Roma-Liverpool. “Bianca luce” è il nome che è stato dato alla maglia indossata da Agostino Di Bartolomei quella sera e che oggi è custodita da Paolo Castellani e nel libro c’è anche il percorso che ha fatto quella maglia, come se il Capitano di sempre della Roma avesse fatto in modo che non andasse dispersa ma che continuasse a dirci qualcosa. A dirci che quella partita non è finita e se anche mai fosse finita, dopo 55 secondi è ricominciata.

La luce che Tonino Cagnucci e Paolo Castellani mettono su Roma-Liverpool spiega anche perché la Roma non ha vinto quella partita (ma non l’ha persa). Perché non l’ha giocata in casa. Era all’Olimpico, sì, ma l’analisi di tutto ciò che è successo quel giorno, dalla maglia bianca senza scudetto alla vendita dei biglietti, fino a tantissimi altri dettagli, porta a comprendere facilmente come non ci sia niente di peggio che sentirsi in trasferta a casa propria. Questo accadde e lo si scopre anche attraverso appassionanti retroscena della preparazione che fece la Curva Sud per quell’evento, storia di passione e di una scenografia mai realizzata. Storia di una lettera custodita fino alla fine proprio da Agostino Di Bartolomei.

In un qualsiasi altro stadio, la Roma si sarebbe sentita molto più in casa di quanto non si sentì il 30 maggio 1984 all’Olimpico. E quando la Roma rigiocherà quella partita, anzi, la ricomincerà, sarà diverso. Perché saremo più pronti. E lo saremo grazie alla Roma del 30 maggio 1984, che alzerà la Coppa. Le grandi orecchie serviranno per amplificare quel “Roma! Roma! Roma!” alzatosi al cielo 55 secondi dopo quella che tutti pensavano fosse la fine. E se ancora non ci credete, leggete tutto il libro fino al penultimo capitolo. Poi fermatevi, leggete l’ultimo e lasciate andare i brividi. Sarà tutto più chiaro, tutto sotto un’altra luce. Bianca luce.

Luca Pelosi

30 fa l’ultima di Ago con la maglia giallorossa

Il calendario segna la data: è il 26 giugno 1984. Un giorno qualunque per molti, ma non per i romanisti. All’Olimpico non si decidono le sorti della Serie A, che già sono note da un pezzo con la Juventus campione d’Italia e la Roma vice. E non si decidono nemmeno quelle della Coppa dei Campioni: anche qui c’è già stato il vincitore (il Liverpool) e il secondo (la Roma), sconfitto proprio lì, tra le mura amiche. I giallorossi si presentano in campo per il ritorno della finale di Coppa Italia contro il Verona. All’andata era finita 1-1 con reti di Cerezo e Storgato. Ai padroni di casa è sufficiente lo 0-0 per portare a casa il trofeo e rendere la stagione meno amara. Ma non è solo un appuntamento per assegnare un titolo. È anche una partita simbolo che segna la fine di un’epoca. L’epoca di Nils Liedholm e Agostino Di Bartolomei. Il primo, allenatore della Roma del secondo scudetto (’82-’83). Il secondo, capitano e simbolo di quella squadra fortissima. I due stanno per salutare e andare al Milan, ma lo vogliono fare al meglio, con un’ultima soddisfazione. Con lo stesso titolo che, nel 1980, aveva iniziato l’epopea in Italia e in Europa. I tifosi sugli spalti vivono l’evento con grande trasporto. Non accettano soprattutto il trasferimento in rossonero di “Ago”, basta leggere alcuni striscioni sugli spalti per comprendere il rammarico per un divorzio inevitabile: “Ti hanno tolto la Roma, non la tua curva”, “Agostino, il nostro non è un addio… Ciao, campione”, “Dai nostri cuori nasce un amore, Roma: Agostino, alza la coppa per noi”.

Tanta gratitudine per il numero 10 cresciuto nelle giovanili e diventato leader in prima squadra. Ma il nuovo tecnico, lo svedese Sven Goran Eriksson, ha già fatto sapere che Di Bartolomei non fa parte del suo progetto. E per questo sarà ceduto. Intanto, però, c’è da vincere una Coppa Italia, la quinta nella storia della società. Poco prima della mezz’ora la Roma va in vantaggio con un autogol di testa del veronese Ferroni che, nel tentativo di sventare un minaccioso attacco di Graziani, beffa il suo portiere Garella. È la rete che decide la sfida, anche perché il Verona in apertura di ripresa resta in inferiorità numerica per l’espulsione dell’ex Iorio, sanzionato con il rosso dall’arbitro Casarin per una reazione scomposta ad un fallo di Cerezo. Poco altro da registrare nei novanta minuti, se non il triplice fischio che consegna la Coppa Italia alla Roma, oltre che la qualificazione alla prossima Coppa delle Coppe. Di Bartolomei, il capitano, alza al cielo il trofeo senza lasciarsi andare a eccessivi trionfalismi. Per lui è l’ultima volta con la maglia giallorossa in una gara ufficiale. È il 26 giugno 1984: trent’anni fa, oggi.

ROMA-VERONA 1-0
ROMA: Tancredi, Nappi, Nela, Di Bartolomei, Falcao, Maldera, Conti (18’ pt Strukelj, 17’ st Giannini), Cerezo, Pruzzo (35’ st Vincenzi), Chierico, Graziani
VERONA: Garella, Ferroni, Marangon (9’ st Bruni), Volpati, Fontolan, Tricella, Fanna, Storgato (38’ st Guidetti), Iorio, Di Gennaro, Galderisi (25’ st Jordan)
ARBITRO: Casarin di Milano
MARCATORE: 27’ pt Ferroni (autogol)

Immagine© AS Roma

YNWA

Quando attraverserai una tempesta
mantieni dritta la tua testa
e non temere il buio.

Al termine della tempesta
c’è un cielo dorato
e il dolce, argenteo canto di un’allodola

Vai avanti, attraverso il vento
vai avanti, attraverso la pioggia
anche se i tuoi sogni saranno gettati e spazzati via

Vai avanti
vai avanti
con la speranza nel tuo cuore

And YOU’LL NEVER WALK ALONE
YOU’LL NEVER WALK ALONE.